Letture consigliate

Il senso dell’avventura e insieme della speranza sono i due poli attorno a cui ruota tutto l’itinerario spirituale di Emmanuel Mounier. Capostipite del personalismo e animatore impareggiabile del dibattito cultural-religioso nel primo Novecento, questo autore ha lasciato un’influenza profonda che continua a riverberarsi sulla nostra epoca. Davide Rondoni propone un’antologia di lettere – tratta dallo straordinario repertorio di lettere e diari di Mounier –, nelle quali l’esperienza del dolore, vissuto in prima persona, partecipato o condiviso, fa da filo conduttore, lascia emergere con straordinaria vivezza il cammino attraverso il quale una fede matura e serena si costruisce e si fortifica. Per questo la sua pubblicazione, lungi dal collocarsi in un filone pietistico in fondo solo sentimentale, vuole offrire un aiuto in particolare a quanti sono tentati di trovare nella difficoltà e nelle prove della vita un alibi per rifiutare la compagnia di Cristo, presente in ogni luogo. 

Cosa è l’amore? E cosa c’entra con il sacrificio? E può un miracolo intervenire nel dramma della vita? Sono queste le grandi e attualissime questioni che in modo vivo e intenso Paul Claudel tratta in questo testo teatrale, il suo capolavoro. Violaine, la ragazza bella e felice, Pietro di Craon, il genio costruttore doloroso, Anna Vercors, il padre saggio e lontano: è l’amore ciò che hanno in comune questi tre personaggi, un amore libero che è espressione della totalità dell’umano. E il tema de L’Annuncio a Maria è la creatività di un amore così, l’emergere di una coscienza della realtà totale. Non è un incidente la dimensione amorosa, ma una forza generatrice dell’umano nella sua dimensione totale.
«L’Annuncio a Maria è l’invito di Dio a stare al proprio posto nel mondo e questo non può non passare attraverso la croce, ma dalla croce alla risurrezione, non nell’aldià, ma qui» (Don Giussani).
Ai tre protagonisti, Pietro di Craon, Violaine e Anna Vercors, sono legati Mara, Elisabetta e Giacomo, rispettivamente sorella, madre e fidanzato di Violaine: questi e altri personaggi si scolpiscono nella memoria del lettore in un’opera piena di forza e di poesia.

«Si fece un silenzio denso, interrotto solo dal volo di un moscone che solcava lo spazio soffocante dell’ufficio. “Nguyen Van Thuan – continuò solennemente l’ufficiale -, ti abbiamo fatto portare qui perché sei colpevole di aver causato problemi al Governo del popolo sovrano del Vietnam. Sei accusato di propaganda imperialista e di essere un infiltrato delle potenze straniere”». È il 1975. Con queste parole François Xavier Nguyen van Thuan, da poche settimane nominato arcivescovo coadiutore di Saigon (Hochiminhville, Vietnam), viene accusato di tradimento e arrestato. Trascorrerà in prigione 13 anni di cui 9 in isolamento. Una vita spesa nell’adesione coerente ed eroica alla propria vocazione, come dirà di lui Papa Giovanni Paolo II. Una storia che merita di essere raccontata.

Per la donna innamorata, tutta la realtà parla spontaneamente dell’Amato. Lo stesso è a fortiori vero per l’anima cristiana: quanto più essa s’immerge in quel dialogo con l’Amato che della preghiera è l’intima sostanza, tanto più, a poco a poco, tutta la vita del cosmo viene attratta dentro di esso, lo nutre e ne riceve a sua volta gloria. Il canto degli uccelli e il pianto d’un bambino, il gracchiare del corvo e lo stormire del vento: ogni voce diviene all’orecchio dell’anima orante eco della voce dell’Amato che la cerca e della propria che cerca Lui. Ogni volto umano, ogni essere vivente e persino ogni ente inanimato – monti, rocce, pietre preziose – diviene ai suoi occhi un’icona di Lui che le viene incontro, ora crocifisso, ora gioioso, ora glorioso.
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Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti senza parole; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito (Rm 8,26-27).

Don Miguel Mañara, ricco nobile spagnolo, ha tutte le donne che vuole, ma è insoddisfatto. Nell’incontro con una giovane donna scopre che cosa il suo cuore desidera davvero, la sposa e inizia per lui una nuova vita. Ma poco dopo lei, Girolama, muore, e l’esperienza del dolore costringe Miguel ad andare fino in fondo al suo desiderio. Diventerà frate, e morirà in odore di santità.

Delitto e castigo è, probabilmente, il romanzo più letto e conosciuto di Dostoevskij e una delle opere letterarie più famose di tutti i tempi. Pubblicato a puntate nel 1866 sulla rivista «Russkij vestnik» («Il messaggero russo»), è la storia di Rodion Romanovič Raskol’nikov, che l’autore descrive così in una lettera all’editore: “Un giovane, espulso dall’università, di famiglia piccolo borghese, poverissimo, decide di uscir di colpo dalla sua triste situazione (…) e uccidere una vecchia usuraia (…): una vecchia stupida, sorda, malata, avida, cattiva (…) egli decide di ucciderla (…) e diventare in seguito – e per sempre – un uomo onesto, risoluto, inflessibile nel compiere “il proprio dovere verso l’umanità” (…)” 1. Raskol’nikov divide gli uomini in due specie: i grandi uomini, i “Napoleone”, a cui è consentito vivere e agire al di sopra della legge morale e ai quali, in nome della loro grandezza e del beneficio che l’umanità trae dalla loro esistenza, “tutto è permesso”; le persone comuni, i “pidocchi”, che devono invece sottostare alle leggi e al senso comune, e nei confronti dei quali i Napoleoni hanno diritto di vita e di morte. L’omicidio che Raskol’nikov compie è, almeno in parte, il modo che lo studente ha per dimostrare a se stesso e al mondo di appartenere alla categoria dei grandi uomini. Compiuto il delitto, però, Raskol’nikov si chiude nell’abbaino dove abita e “svolge il processo psicologico del delitto. Domande insolubili assediano l’assassino (…). La verità di Dio e la legge degli uomini si fanno valere, ed egli finisce col trovarsi costretto a denunciarsi da sé. Costretto per ritornare tra gli uomini, sia pure al penitenziario. La coscienza del proprio isolamento, del proprio distacco dall’umanità, che ha sentito subito dopo aver commesso il delitto, lo tormenta troppo” 2. Questa, in sintesi e nelle parole dell’autore, è l’idea centrale di Delitto e castigo che, a partire dal titolo, è il racconto tormentato della presa di coscienza di una colpa e di una redenzione.

Il libro consigliato da Papa Leone XIV

Meditazione di un religioso, diventato un classico della  spiritualità cristiana, nel quale la vita umana viene vissuta davanti alla presenza di Dio, nell’affidamento completo lungo le pratiche quotidiane. Un libro che Papa Leone XIV ha indicato come un libro che ha segnato la  sua vita spirituale per molti anni.

Fra Lorenzo della Risurrezione (1614-1691), al secolo Nicolas Herman, è stato un religioso carmelitano francese.  Di famiglia contadina, si arruolò nell’esercito durante la 
Guerra dei Trent’anni. A 26 anni scelse la vita religiosa,  entrando nel convento dei carmelitani di Parigi. Condusse una vita semplice, come cuoco del convento.

«In un tempo di incertezza, non dovrà il cristiano ritrovare, in tutta serietà, la sua voce, per “introdurre” il suo messaggio nel nuovo millennio, facendolo diventare un “segnavia” comprensibile per il futuro?»

Con questo interrogativo si confronta il libro: intende essere un aiuto a comprendere in modo nuovo la fede come possibilità di vera umanità nel nostro mondo di oggi.