Ss Marco Evangelista e Pio X

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. (Gv 15, 12-13)

Letture consigliate

Chi sono io? Dove si trova la vera cosistenza della mia personalità? È a questo tipo di domande che don Luigi Giussani cerca di dare una risposta per aiutare l’uomo di oggi a riscoprire il suo io perduto. Al centro della sua proposta sta una semplice ripetizione degli inviti biblici: «Seguitemi», «Rimanete in me», «Siate di Cristo», «Offrite voi stessi a Dio», «Sforzatevi di correre per conquistare il premio». L’originalità della morale giussaniana consiste però nel rendere ragione di tali atteggiamenti morali, nel fondarli in una ontologia nuova. «Quello che si cambia in noi deve partire coscientemente, ragionevolmente, avere cioè come primo luogo di avvenimento la conoscenza, perché tutto quello che l’uomo fa dipende dal modo in cui concepisce». Attraverso la spiegazione di alcuni concetti chiave (avvenimento, esperienza, comunione, presenza, misericordia) egli suggerisce così di cambiare lo sguardo sulla realtà e di lasciarsi stupire dall’unità che traspare tra l’io, il mondo e Dio.

«… soffiò nelle sue narici un alito di vite l’uomo divenne un essere vivente» (Gen2,7)

L’identità dell’uomo è Dio che lo ama. Questa realtà, che cioè Dio ci definisce totalmente ed essenzialmente amandoci, se la capissimo veramente, trasformerebbe non solo la concezione di noi stessi, ma tutta la nostra vita. L’uomo d’oggi è fragile nella concezione di se stesso, non sa chi è, non sa cos’è. E così può essere sfruttato e manipolato da chiunque abbia volontà e strumenti per asservire l’uomo al proprio interesse, alla propria sete di potere.

Ma Dio si è rivelato pienamente come Amore perché fossimo coscienti della verità ultima e totale di noi stessi, e perché vivessimo alla luce di questa verità, cioè alla luce della vera realtà di tutto e di tutti. Tutto quello che ci è chiesto per condurci ad una vita eterna e felice è essenzialmente il riconoscimento che Dio ci ama, e che solo questo ci permette di essere pienamente umani, di vivere con pienezza la nostra umanità.

Si vive solo per morire? Che senso ha infatti la vita umana, così grande e così fragile, così sublime e così misera, tesa all’infinito e sfidata dal limite? è questa la domanda del cuore che anima il desiderio e sempre stimola la ragione. E la risposta adeguata non può mai essere solo un discorso, ma la testimonianza di un’esperienza, di un incontro, di un avvenimento che soddisfano il cuore solo nella misura in cui si propongono e trasmettono come tali. Solo un’esperienza di vita che vince la morte senza censurarla è risposta adeguata alla vita che domanda una pienezza più grande dei suoi limiti.

Il senso dell’avventura e insieme della speranza sono i due poli attorno a cui ruota tutto l’itinerario spirituale di Emmanuel Mounier. Capostipite del personalismo e animatore impareggiabile del dibattito cultural-religioso nel primo Novecento, questo autore ha lasciato un’influenza profonda che continua a riverberarsi sulla nostra epoca. Davide Rondoni propone un’antologia di lettere – tratta dallo straordinario repertorio di lettere e diari di Mounier –, nelle quali l’esperienza del dolore, vissuto in prima persona, partecipato o condiviso, fa da filo conduttore, lascia emergere con straordinaria vivezza il cammino attraverso il quale una fede matura e serena si costruisce e si fortifica. Per questo la sua pubblicazione, lungi dal collocarsi in un filone pietistico in fondo solo sentimentale, vuole offrire un aiuto in particolare a quanti sono tentati di trovare nella difficoltà e nelle prove della vita un alibi per rifiutare la compagnia di Cristo, presente in ogni luogo. 

Cosa è l’amore? E cosa c’entra con il sacrificio? E può un miracolo intervenire nel dramma della vita? Sono queste le grandi e attualissime questioni che in modo vivo e intenso Paul Claudel tratta in questo testo teatrale, il suo capolavoro. Violaine, la ragazza bella e felice, Pietro di Craon, il genio costruttore doloroso, Anna Vercors, il padre saggio e lontano: è l’amore ciò che hanno in comune questi tre personaggi, un amore libero che è espressione della totalità dell’umano. E il tema de L’Annuncio a Maria è la creatività di un amore così, l’emergere di una coscienza della realtà totale. Non è un incidente la dimensione amorosa, ma una forza generatrice dell’umano nella sua dimensione totale.
«L’Annuncio a Maria è l’invito di Dio a stare al proprio posto nel mondo e questo non può non passare attraverso la croce, ma dalla croce alla risurrezione, non nell’aldià, ma qui» (Don Giussani).
Ai tre protagonisti, Pietro di Craon, Violaine e Anna Vercors, sono legati Mara, Elisabetta e Giacomo, rispettivamente sorella, madre e fidanzato di Violaine: questi e altri personaggi si scolpiscono nella memoria del lettore in un’opera piena di forza e di poesia.

«Si fece un silenzio denso, interrotto solo dal volo di un moscone che solcava lo spazio soffocante dell’ufficio. “Nguyen Van Thuan – continuò solennemente l’ufficiale -, ti abbiamo fatto portare qui perché sei colpevole di aver causato problemi al Governo del popolo sovrano del Vietnam. Sei accusato di propaganda imperialista e di essere un infiltrato delle potenze straniere”». È il 1975. Con queste parole François Xavier Nguyen van Thuan, da poche settimane nominato arcivescovo coadiutore di Saigon (Hochiminhville, Vietnam), viene accusato di tradimento e arrestato. Trascorrerà in prigione 13 anni di cui 9 in isolamento. Una vita spesa nell’adesione coerente ed eroica alla propria vocazione, come dirà di lui Papa Giovanni Paolo II. Una storia che merita di essere raccontata.

Per la donna innamorata, tutta la realtà parla spontaneamente dell’Amato. Lo stesso è a fortiori vero per l’anima cristiana: quanto più essa s’immerge in quel dialogo con l’Amato che della preghiera è l’intima sostanza, tanto più, a poco a poco, tutta la vita del cosmo viene attratta dentro di esso, lo nutre e ne riceve a sua volta gloria. Il canto degli uccelli e il pianto d’un bambino, il gracchiare del corvo e lo stormire del vento: ogni voce diviene all’orecchio dell’anima orante eco della voce dell’Amato che la cerca e della propria che cerca Lui. Ogni volto umano, ogni essere vivente e persino ogni ente inanimato – monti, rocce, pietre preziose – diviene ai suoi occhi un’icona di Lui che le viene incontro, ora crocifisso, ora gioioso, ora glorioso.
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Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti senza parole; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito (Rm 8,26-27).

Don Miguel Mañara, ricco nobile spagnolo, ha tutte le donne che vuole, ma è insoddisfatto. Nell’incontro con una giovane donna scopre che cosa il suo cuore desidera davvero, la sposa e inizia per lui una nuova vita. Ma poco dopo lei, Girolama, muore, e l’esperienza del dolore costringe Miguel ad andare fino in fondo al suo desiderio. Diventerà frate, e morirà in odore di santità.

Un’anziana usuraia e la sorella massacrate a colpi di scure: è il delitto compiuto dal giovane Raskòl’nikov, spinto dalla miseria e da fumosi vagheggiamenti intellettuali. Convinto di essere un uomo superiore, un Napoleone al di sopra della morale comune, si ritrova invece intrappolato in un febbrile incubo di rimorso e nevrosi. Braccato dall’acuto commissario Porfirij Petrovic, tra i bassifondi e le squallide locande di una San Pietroburgo spettrale, scoprirà una via di salvezza nel legame con la dolcissima ex prostituta Sonja. Autopsia di un’anima lacerata, Delitto e castigo esplora le grandi tensioni dell’uomo moderno – dall’ansia di giustizia al superomismo, al misticismo – alla ricerca di quella luce che, nel momento più oscuro, può riscattare l’umanità.

Il libro consigliato da Papa Leone XIV

Meditazione di un religioso, diventato un classico della  spiritualità cristiana, nel quale la vita umana viene vissuta davanti alla presenza di Dio, nell’affidamento completo lungo le pratiche quotidiane. Un libro che Papa Leone XIV ha indicato come un libro che ha segnato la  sua vita spirituale per molti anni.

Fra Lorenzo della Risurrezione (1614-1691), al secolo Nicolas Herman, è stato un religioso carmelitano francese.  Di famiglia contadina, si arruolò nell’esercito durante la 
Guerra dei Trent’anni. A 26 anni scelse la vita religiosa,  entrando nel convento dei carmelitani di Parigi. Condusse una vita semplice, come cuoco del convento.

«In un tempo di incertezza, non dovrà il cristiano ritrovare, in tutta serietà, la sua voce, per “introdurre” il suo messaggio nel nuovo millennio, facendolo diventare un “segnavia” comprensibile per il futuro?»

Con questo interrogativo si confronta il libro: intende essere un aiuto a comprendere in modo nuovo la fede come possibilità di vera umanità nel nostro mondo di oggi.